Alla Royal School of Needlework: dove ho imparato a progettare il ricamo
La mia esperienza nel corso di Jacobean Crewelwork e gli insegnamenti che hanno cambiato il mio modo di creare.
La mia esperienza alla Royal School of Needlework
Nel gennaio del 2021 ho avuto la possibilità di essere tra le studentesse del primo modulo online di Jacobean Crewelwork, all’interno del percorso Certificate & Diploma della Royal School of Needlework.
Per me, un sogno che diventava realtà.
In un periodo complesso come quello della pandemia, una delle poche opportunità inattese fu proprio la possibilità di accedere a distanza a una formazione che, fino ad allora, si svolgeva in presenza. Senza quella circostanza, probabilmente avrei dovuto aspettare ancora a lungo prima di poter vivere un’esperienza che desideravo da tempo.
E così, da casa, sono entrata per la prima volta nel mondo della Royal School of Needlework.
Il Jacobean Crewelwork: una tradizione antica
Il Jacobean Crewelwork è una tecnica tradizionale di ricamo eseguita con filati di lana su twill di lino, che raggiunse la sua massima espressione nell’Inghilterra del XVII secolo, diffondendosi successivamente anche in America.
Uno degli elementi più riconoscibili è la rappresentazione dell’albero della vita, attorno al quale si sviluppano fiori, foglie, frutti e animali, interpretati liberamente e accostati senza necessariamente rispettarne le proporzioni reali.
Il corso prevedeva l’apprendimento delle tecniche tradizionali del Jacobean Crewelwork per arrivare a progettare e realizzare un disegno originale, nel rispetto del linguaggio e delle caratteristiche storiche di questa forma di ricamo.
Ogni studentessa era quindi chiamata a creare il proprio lavoro, combinando numerosi punti, elementi e colori all’interno di una composizione personale.
Imparare a distanza, insieme
Ho avuto la fortuna di essere seguita da un’insegnante d’eccezione, Angela Bishop.
Insegnare una disciplina così manuale attraverso uno schermo non è semplice. Nel ricamo il gesto, la tensione del filo, la costruzione di un punto e persino il modo di osservare il tessuto fanno parte dell’apprendimento.
Eppure la sua competenza e la sua capacità di trasmettere il sapere anche a distanza hanno reso quell’esperienza estremamente formativa.
Il corso ha affinato enormemente le mie capacità tecniche, ma mi ha regalato anche qualcosa che non avevo previsto: la condivisione.
Alle lezioni partecipavano studentesse collegate da diverse parti del mondo. Ognuna portava con sé il proprio sguardo, la propria cultura e la propria sensibilità. In un momento storico in cui eravamo fisicamente lontani, il ricamo riusciva paradossalmente a creare uno spazio di incontro.
È stato uno degli aspetti più belli e inaspettati di quell’esperienza.
Dal ricamare al progettare
Ma l’insegnamento più importante che ho portato con me riguarda qualcosa che viene ancora prima dell’esecuzione.
La progettazione.
Prima di frequentare quel corso non avevo realmente compreso cosa significasse progettare un ricamo.
Sapevo ricamare, conoscevo tecniche e punti, ma creare un disegno originale richiede un modo diverso di pensare. Non significa semplicemente immaginare qualcosa di bello e trasferirlo sul tessuto.
Significa costruirlo.
Alla Royal School ho imparato a studiare la composizione, distribuire gli elementi, valutare gli equilibri, scegliere i colori e stabilire come i diversi punti potessero dialogare tra loro.
Ho imparato soprattutto a creare un piano dei punti (stitch plan), un vero e proprio piano di lavoro nel quale definire punti, filati e colori destinati alle diverse parti del disegno prima ancora di iniziare a ricamare.
Un metodo che ha cambiato profondamente il mio modo di lavorare e di pensare a una nuova creazione.
Tecnica ed emozione
C’è poi un altro insegnamento di Angela che porto ancora con me.
Mi ha insegnato che nella progettazione non deve esserci soltanto la tecnica. Deve esserci l’emozione.
Mi ha incoraggiata a osservare ciò che mi circondava, a cercare ispirazione nella realtà e a lasciare che quello sguardo entrasse nel disegno.
La competenza tecnica è indispensabile, ma da sola non basta a dare identità a un ricamo. Ciò che rende personale un lavoro nasce anche dal modo in cui osserviamo, interpretiamo e trasformiamo ciò che ci ispira.
La tradizione come punto di partenza
Il Jacobean Crewelwork è una tecnica profondamente legata alla propria storia e il corso richiedeva il rispetto di regole molto precise nella costruzione del disegno.
Questa rigidità è stata forse l’aspetto che inizialmente ho sentito più distante dal mio modo di creare. Con il tempo, però, ne ho compreso il valore.
Per interpretare una tradizione bisogna prima conoscerla: comprenderne il linguaggio, i punti, i materiali e gli equilibri. Non necessariamente per rimanere all’interno di quelle regole, ma per sapere da dove si parte.
È una consapevolezza che ha influenzato profondamente il mio modo di intendere oggi il ricamo.
Conoscere la tradizione non significa semplicemente riprodurla.
Significa comprenderne la sapienza tecnica, riconoscerne il valore e trovare il modo di farla dialogare con il presente.
È così, credo, che una tradizione continua a essere viva.
Un sogno ancora da realizzare
Il mio incontro con la Royal School of Needlework è avvenuto attraverso uno schermo, in un momento in cui il mondo sembrava essersi fermato.
Eppure quell’esperienza ha cambiato profondamente il mio modo di ricamare: mi ha insegnato a pensare al ricamo non soltanto come esecuzione, ma come progetto, ricerca di equilibrio ed espressione personale.
Da allora, ogni volta che penso a un nuovo disegno, una parte di ciò che ho imparato durante quel corso continua ad accompagnarmi.
Non ho però ancora avuto il piacere di visitare personalmente la Royal School of Needlework.
Un giorno mi piacerebbe varcare davvero le soglie di Hampton Court Palace, entrare nelle stanze della scuola e sedermi nuovamente davanti a un telaio per seguire un corso.
Questa volta, non attraverso uno schermo.
Forse alcuni sogni non si realizzano una volta sola.
A volte, semplicemente, ci indicano quale sarà il prossimo.
Arianna❦


