Adattare un disegno a un progetto: le scelte che vengono prima del ricamo
Quando ho deciso di realizzare personalmente le bomboniere per la Comunione di mia figlia Emma, una delle prime cose che ho scelto è stata l’atmosfera che avrei voluto dare al ricamo.
Sono partita da uno dei miei libri preferiti di Elisabetta Sforza, In un campo di grano. Le spighe avevano il giusto simbolismo per l’occasione e la varietà dei colori, insieme alle tonalità dei papaveri, apparteneva a una palette che amo e che sentivo molto vicina anche alla personalità di mia figlia.
Per la Comunione della mia figlia maggiore avevo già scelto un disegno di Elisabetta, interpretato però attraverso colori molto diversi. Questa volta non volevo ripetermi, e soprattutto non volevo realizzare un altro sacchetto.
Il ricamo era quindi solo una parte della decisione.
Dovevo ancora capire che cosa sarebbe diventato.
Quando due idee si incontrano
La risposta è arrivata sfogliando un altro libro che amo, Simply Stitched with Embroidery: Create Artful Motifs for Purses and More di Yumiko Higuchi, dedicato a piccole borse, borsellini e accessori ricamati.
È lì che ho deciso di far incontrare i due progetti: adattare un motivo tratto dal libro di Elisabetta Sforza alla struttura di un portamonete di Yumiko Higuchi.
Non si trattava quindi di creare un disegno nuovo, ma nemmeno semplicemente di riprodurne uno.
Bisognava capire come far funzionare insieme un ricamo e un oggetto che originariamente non erano stati pensati l’uno per l’altro.
Ed è proprio qui che sono iniziate le scelte più interessanti.
La dimensione dell’oggetto cambia il ricamo
Prima ancora di occuparmi del disegno, ho dovuto imparare a costruire il portamonete e stabilirne la dimensione.
Inizialmente ne avevo scelto uno molto più piccolo. Una volta realizzato, però, mi sono accorta che quella misura mi avrebbe limitata molto nella scelta e nell’esecuzione del ricamo e, allo stesso tempo, non mi convinceva pienamente come bomboniera.
Ho quindi scelto una dimensione intermedia, più equilibrata rispetto all’uso che volevo farne e allo spazio necessario per il ricamo.
Anche la costruzione del portamonete richiedeva diversi passaggi. L’interno è completamente foderato: sono necessarie due imbastiture a mano, una cucitura a macchina, la rifinitura manuale e infine l’applicazione della chiusura metallica dorata.
Conoscere la struttura dell’oggetto che avrebbe accolto il ricamo era fondamentale.
Perché non stavo ricamando semplicemente una superficie di tessuto: stavo ricamando qualcosa che, una volta costruito, avrebbe cambiato forma.
Il primo campione
All’inizio avevo semplicemente fotocopiato il disegno e lo avevo ridotto fino a farlo entrare nello spazio a disposizione.
Poi ho realizzato il primo campione.
Il ricamo era bello.
Eppure qualcosa non funzionava.
Mi sono accorta di aver considerato soltanto le dimensioni della superficie davanti a me, come se il tessuto dovesse rimanere piatto. Il portamonete, invece, una volta costruito acquista volume e rotondità.
Una parte del disegno finiva quindi per seguire quella curvatura e perdere l’equilibrio che aveva sulla carta.
È stato in quel momento che ho capito che ridimensionare un disegno non significa necessariamente adattarlo.
Ridimensionare non è adattare
Sono tornata quindi sul motivo originale.
Ho eliminato alcuni elementi, ne ho aggiunti altri e ho rivisto la composizione in funzione dello spazio realmente visibile sul portamonete finito.
Non volevo cambiare il carattere del disegno che avevo scelto. Volevo conservarne l’atmosfera, i colori e gli elementi che mi avevano portata a sceglierlo, facendo però in modo che risultassero armoniosi su una forma diversa.
È una distinzione che trovo importante.
Quando adattiamo un disegno, infatti, non basta domandarsi:
“Entra nello spazio che ho a disposizione?”
Dobbiamo chiederci anche:
“Funziona su questo oggetto?”
Le proporzioni, la forma, il volume, la posizione del ricamo e persino il modo in cui l’oggetto verrà guardato o utilizzato possono modificare completamente il risultato.
Il primo campione mi aveva dato proprio questa risposta: il disegno entrava.
Ma non era ancora quello giusto.
Dal campione alle venti bomboniere
Soltanto quando sono stata soddisfatta dell’equilibrio tra il ricamo e la forma del portamonete sono arrivata alla versione definitiva.
O quasi.
Perché mancava ancora un’approvazione fondamentale: quella di Emma.
Prima di iniziare a realizzare tutte e venti le bomboniere, le ho mostrato il campione e ho aspettato il suo giudizio.
In fondo erano le bomboniere per la sua Comunione.
E questo vale anche quando lavoriamo su commissione: possiamo mettere nel progetto la nostra esperienza, proporre soluzioni e guidare alcune scelte, ma non dobbiamo dimenticare la persona per cui stiamo creando.
Fortunatamente, Emma ha approvato.
Ho potuto quindi iniziare la produzione delle venti bomboniere.
Prima del primo punto
La reazione degli invitati quando hanno aperto la loro bomboniera è stata una grande soddisfazione.
Ma ripensando oggi a quel progetto, ciò che trovo più interessante è tutto quello che è accaduto prima della realizzazione definitiva.
La scelta dell’oggetto. La ricerca delle proporzioni. Il primo campione. L’errore di valutazione. La necessità di considerare il volume. Gli elementi eliminati e quelli aggiunti. Una seconda prova.
Sono passaggi che spesso scompaiono quando guardiamo un ricamo finito.
Eppure fanno parte del progetto tanto quanto i punti che vediamo sulla superficie.
Adattare un disegno non significa semplicemente farlo entrare in uno spazio diverso. Significa comprenderlo abbastanza da sapere cosa conservare, cosa modificare e come metterlo in relazione con l’oggetto che lo accoglierà.
⸻ ❦ Il Lino di Arianna


