Pensavo di insegnare loro a ricamare

Quello che un pomeriggio con un gruppo di bambini mi ha insegnato sull’apprendimento, sulla creatività e sul mio modo di insegnare

Quando ho organizzato un corso di ricamo per un gruppo di bambini dagli otto ai dodici anni, avevo preparato tutto con attenzione.

In un pomeriggio avremmo ricamato insieme un piccolo arcobaleno appoggiato sulle nuvole. Un progetto semplice, pensato per permettere anche a chi non aveva mai preso in mano ago e filo di imparare alcuni punti e arrivare alla fine con qualcosa realizzato da sé.

Pensavo di sapere cosa avrei insegnato loro.

Non avevo previsto quanto avrei imparato io osservandoli.

Imparare senza paura di sbagliare

I più piccoli, soprattutto quelli di otto e nove anni, si sono avvicinati al ricamo con una naturalezza che mi ha sorpresa.

Non avevano esperienza e, proprio per questo, sembravano non avere aspettative.

Hanno preso ago e filo e hanno cominciato.

Se qualcosa non riusciva, provavano di nuovo. Se incontravano una difficoltà, chiedevano aiuto con serenità e poi continuavano.

Non sembravano preoccuparsi particolarmente di essere bravi. Erano semplicemente impegnati a imparare qualcosa che ancora non sapevano fare.

Osservarli mi ha fatto riflettere su quanto il modo in cui affrontiamo l’apprendimento possa influenzare l’apprendimento stesso.

Quando non abbiamo paura di sbagliare, l’errore rimane quello che dovrebbe essere: un passaggio del processo, non una misura delle nostre capacità.

Intorno a un tavolo

Con le bambine più grandi, di undici e dodici anni, è successo qualcosa di completamente diverso.

Hanno colto quasi immediatamente un’altra dimensione del ricamo.

Sedute intorno allo stesso tavolo, hanno iniziato a parlare tra loro, raccontarsi piccoli segreti e pettegolezzi, mentre le mani continuavano a lavorare.

Mi rivolgevano la loro attenzione quando avevano bisogno di aiuto o quando arrivava il momento di spiegare un nuovo punto. Poi tornavano al loro ricamo e alle loro conversazioni.

Mi sono ritrovata a osservare un piccolo circolo di amiche raccolte intorno a un tavolo, ago e filo tra le mani.

Non avevo programmato quella parte della lezione.

Eppure era diventata parte dell’esperienza tanto quanto i punti che stavano imparando.

Il ricamo aveva creato uno spazio nel quale fare qualcosa insieme e, contemporaneamente, stare insieme.

Lo stesso progetto, modi diversi di imparare

Nel gruppo c’era anche un bambino che sembrava trovare nella manualità un modo particolarmente naturale di esprimersi.

Vederlo lavorare mi ha ricordato quanto sia importante offrire linguaggi diversi attraverso i quali ciascuno possa scoprire le proprie capacità.

E poi c’era chi viveva quell’esperienza in maniera completamente differente.

Non era concentrato tanto sul piacere di ricamare quanto sulla velocità con cui riusciva a procedere e sulla necessità di sapere se il lavoro fosse eseguito bene.

Cercava conferme.

Di fronte allo stesso progetto, allo stesso ago e allo stesso filo, avevo davanti modi molto diversi di imparare.

Ed è probabilmente questa la cosa più importante che quel pomeriggio mi ha insegnato.

Insegnare significa anche comprendere come si impara

Conoscere bene una tecnica è indispensabile per poterla insegnare.

Ma non basta.

Insegnare significa anche comprendere che non tutti impariamo nello stesso modo.

C’è chi ha bisogno di provare subito. Chi cerca una conferma prima di procedere. Chi deve essere rassicurato quando qualcosa non riesce. Chi impara osservando attentamente ogni movimento e chi preferisce tentare, sperimentare e tornare alla spiegazione quando incontra un ostacolo.

Quel pomeriggio, osservando reazioni così diverse di fronte allo stesso progetto, ho capito quanto sia importante pensare l’insegnamento tenendo conto di modi e tempi di apprendimento differenti.

La tecnica da insegnare era la stessa.

Il modo di renderla comprensibile e accessibile a ciascuno, invece, non poteva esserlo.

E ho potuto vedere quanto la serenità con cui affrontiamo qualcosa di nuovo possa cambiare profondamente l’esperienza stessa dell’apprendimento.

Un’ora che nessuno aveva previsto

Il corso avrebbe dovuto durare due ore e mezza.

Quando abbiamo guardato l’orologio, ne erano trascorse più di tre e mezza.

Per tutto quel tempo i bambini erano rimasti intorno al tavolo.

Avevano ricamato, parlato, provato, sbagliato, chiesto aiuto, imparato nuovi punti e continuato il proprio lavoro. Senza che fosse necessario richiamare continuamente la loro attenzione e senza che cellulari o altre distrazioni sembrassero avere particolare importanza.

Nessuno si era accorto che fosse passata un’ora in più.

E’ proprio questa l’immagine che ricordo più chiaramente di quel pomeriggio: un gruppo di bambini intorno a un tavolo, completamente assorti in qualcosa che stavano imparando a fare con le proprie mani.

Pensavo di aver preparato una lezione per insegnare loro qualche punto di ricamo.

Sono tornata a casa con una lezione molto più importante per me:

insegnare non significa soltanto trasmettere ciò che sappiamo, ma creare le condizioni perché ciascuno possa comprenderlo, sperimentarlo e, infine, farlo proprio.

⸻ ❦ Il Lino di Arianna